— Ci fu un tempo terribile, — proseguì — un tempo di mortale angoscia, dei giorni in cui, non ancora ben divelta dal mio primo ente, non riuscivo a penetrare che in parte nello spirito del secondo. Lo spirito mio oscillava spaventato fra quelle due frazioni, avverse, ostili una all'altra, di scissa personalità. Mi accadde talvolta, tant'ero presa all'amo della mia menzogna, di non sapere più precisamente chi io fossi... Ma non posso spiegarti tutto ciò... non posso...
Si torceva le mani, compresa del suono assurdo, incredibile delle sue parole. Pure io la credevo, allora, come noi donne crediamo a ciò che non possiamo intendere, per una misteriosa simpatia del solo sentimento.
Si calmò e mi sorrise.
— Ma quel tempo passò, e venne la quiete, il senso della mia entità di un tempo si assopì gradatamente in me e la ribellione si acquetò. Divenni madre e scordai il tempo in cui non lo ero stata. Le circostanze, l'ambiente, l'isolamento, tutto contribuiva a favorire la fantastica esistenza che ci eravamo fatta. La seconda delle mie bambine era alquanto delicata, i medici consigliavano l'aria di mare. Alano acquistò il yacht e volle chiamarlo Lux, dicendo che veramente in esso si conterrebbe la sua luce... Cominciammo a viaggiare, contenti di questa esistenza che perpetua ovunque il nostro isolamento e che giova alla salute di tutti noi. Da sei anni erriamo così... veri zingari dal mare. Egli non mi propose mai di navigare verso l'Italia. Nè io glielo chiesi. Ora andremo a visitare i porti della Scandinavia. Ed egli è felice... credo.
— E tu? — chiesi per un impulso irresistibile, pentendomi subito dell'indiscreta domanda.
Ma ella non parve trovarla tale.
— Io pure, — disse con fermo accento. — Mi sono fatta al mio destino, l'ho accettato in tutta la sua incredibile anormalità. Non ho rimorsi... Nè Dio, nè gli uomini potrebbero chieder più da una donna. Ho amato, e non a modo mio. Ti ricordi dei consigli che mi desti un tempo, d'esser docile, di amare come si può, non come si vuole? Ebbene, così ho fatto. Ho rinunziato alla mia ed ho assunta l'entità di un'altra persona, perchè il ricordo di questa persona era più caro di me stessa all'uomo che io amavo. Ti pare ora ch'io sia abbastanza semplice... elementare?
La guardai, ma non la vedevo bene; avevo gli occhi velati di lagrime.
— Perchè piangi? — mi disse con grande semplicità. — Sono felice adesso: l'amarezza della morte è passata. E, chiunque io sia.... egli mi ama!
Ora aveva finito e si riposava. Mi alzai e mi feci presso ad uno dei finestrini. I piccoli spettri solari danzavano sempre sulla parete e le cortine si torcevano, folli e musicali, nella stretta del vento. Il Mediterraneo palpitava sfolgorante di sole, movendo verso la infinita luminosità dell'orizzonte celeste. Ed io pensai che più profondo, più luminoso, più infinito del cielo e del mare riuniti è talvolta l'amore.