— Sì, signora! E ce n'è anche di troppo, coi bei tempi che corrono, e queste ferrovie e tram che si cacciano dappertutto. Son cinque anni che abbiamo la stazione. Per quel che fa, potevan lasciar di farla e di rovinar noi altri poveretti. Non c'è commercio da queste parti. Miseria grande, e altro.
— Non ci sono signori, dunque?
— Oh di quelli ce ne sono... Ma son tutti signori di denari, soltanto, son venuti su dal niente e taglierebbero un quattrino in croce. C'era bensì, una volta, una casata di signori veri, i conti di Monteforte, che venivano l'autunno; allora si stava allegri e andava bene per tutti, ma adesso...
— Adesso? — continuò la signora, che pareva prendere un certo interessamento al colloquio.
— Adesso la cuccagna è finita. Da quindici anni, non ci vengono più, e chi la fa grassa sono gli agenti e i fittabili.
— Lo so — disse la signora. E davvero lo sapeva.
— Mah! — proseguì il vetturino. — Succede sempre così, a non guardarci. I padroni non capitavano mai... mangia tu che mangio anch'io; fatto sta che ora la casa e i terreni, è tutta in vendita.
— Lo so — disse ancora la signora. Tacque, rannuvolata in viso.
Il vetturino ebbe un lampo d'ispirazione. Quella era venuta per visitar la villa, per comperarla, s'era di suo genio.
Contento della sua trovata, prese a lodare con astuzia diplomatica il paese, l'aria, i terreni, la campagna.