— È molto vecchio? — chiese.
— Oh no! sulla quarantina, se pure. Ma è mezzo... — Si voltò, e recò la mano alla fronte, sventolandola energicamente. — Sono due anni ch'è ammalato, e tre mesi che sta a letto. È ridotto che fa paura. Ma era un bravo giovane, sa?... di talento, di studio; meno che non aveva la testa a casa. Dicono che fosse diventato così per uno scherzo che gli fecero dei buontemponi del paese, anni addietro, d'intesa coi signori qui della villa... dei signori giovani, che ridevano volentieri!
La signora si rizzò bruscamente a sedere.
— Come si chiama? — scattò a chiedere.
— Si chiama Lattanzio. Il maes Lattanzio, che insegnava alle Comunali. Bravissimo del suo mestiere, faceva anche delle poesie! Ma!... era sempre stato una testa un po' matta. Dico io!... andar a immaginarsi che la signora Contessa....
Una brusca interrogazione gli troncò a mezzo la frase:
— Siamo ancor lontani dalla villa?
— No, signora — rispose attonito il vetturino — un mezzo chilometro, a dir molto.
— Spicciati; ho fretta.
L'accento era sì duro, sì imperioso che il loquace vetturino ammutolì e la punta dello scudiscio accarezzò le orecchie della cavalla.