La Contessa congedò la fattora. E così, sui due piedi, l'agente seppe che la villa e la tenuta erano state definitivamente vendute a certi fratelli Robins, industriali. Nella vendita era pur compreso il mobilio, ma, per una convenzione speciale col marito, la Contessa aveva diritto a rilevare quanto le piacesse del detto mobilio, a prezzo di stima.

Era venuta per dare le sue disposizioni in proposito. Si tratterrebbe un giorno soltanto. Lascerebbe a lui la lista dei capi prescelti, e sarebbe sua cura lo spedirli...

— A Milano? — suggerì premurosamente l'agente.

No.... nè a Milano, nè alla villa sul lago. A un indirizzo nuovo che avrebbe mandato poi.

Il ricordo d'una bizzarra diceria, penetrata sino a Monteforte, sul crescente disaccordo fra la contessa Fulvia ed il marito, tornò repentino alla mente del signor Perelli, l'agente. Ma non ne fè cenno alcuno, naturalmente.... aveva ben altro pel capo, poveraccio.

Tentò invece di esprimere un decente rammarico per l'avvenimento, che lo separava dai suoi riveriti padroni. Ma il freddo contegno della signora non lo incoraggiava a grandi espansioni di rammarico. Due cure martellavano il buon uomo: la inevitabile resa dei conti e la curiosità di sapere che sorta di roba sarebbero i nuovi padroni. Stava lì, non sapendo come congedarsi dopo quel po' po' di notizia. La osservava perplesso, girando i pollici delle mani incrociate, trovandola magra, invecchiata, con una ciera brutta.... O che aveva da guardarlo così? Poichè ella, distratta, lo fissava con aspra attenzione, pensando alle dilapidazioni che rimarrebbero senza castigo.

Si congedò finalmente con grandi inchini e con grande senso di sollievo. Era già in giardino, quando s'avvide d'essersi scordato di offrire la sua governante pei servigi della signora Contessa. Fu lì lì per tornare indietro. Ma diè una buona crollata di spalle. Oh s'ingegnasse un po' anche lei. Tanto, non era più la padrona. Scuserebbe la fattora!

Scusava infatti, la fattora; ma che croce era mai, la buona donna, con quel suo mulinello di parole! Una ossessione, quelle sue continue domande.

— La illustrissima signora Contessa comanda di pranzare? A che ora?...

— Alle quattro. Facessero venire qualcosa dalla Trattoria del Leon d'Oro...