— E dormire? La illustrissima signora comandava?
La illustrissima ebbe un brusco moto d'impazienza.
— Dovunque, non importa. Per una notte sola.
— Oh Signore! Solo per una notte, proprio? Dopo tanto che non venivano, e ch'eran tanto desiderati?...
Di questo, a dir vero, la Contessa non s'era accorta. Le pareva che Monteforte avesse fatto benissimo i fatti suoi senza di loro. Ed ella era scontenta d'esser venuta.
La negletta casa le era parsa una tomba; tutto in essa era triste, mal destato, dopo quindici anni di vuoto e di sonno. Desinò sola, nel tinello grande, ove la fattora aveva voluto apparecchiare. Mangiò poco, serbando un silenzio quasi accigliato, che contrastava coll'incessante cicaleccio della buona donna. Lo ruppe solo, quasi involontariamente, quando udì annunziare, fra gli altri avvenimenti, la disgrazia del maes Lattanzio.
— Ma non è ancor morto! — disse vivacemente.
— No, ma quasi. In agonia, si può dire, da quindici giorni. Quanti soldi era costata la sua malattia! E che vite gli avevan fatte quelle due donne, la sorella e la cugina Cesira!
Quel nome non giunse nuovo alla Contessa.
— Una bella giovine, nevvero? la fidanzata di maes Lattanzio? Ma non s'erano sposati?...