Ammiccò maliziosamente, ma qualcosa, nello sguardo della Contessa, gli suggerì di soggiungere in fretta:

— Matto da legare, s'intende... Mah! poveretto!

La visita fu lunga; per quel benedetto vezzo che hanno certe persone di non saper mai trovare il momento buono per andarsene. Pure non era per alcuno una visita piacevole. Ognuno pensava, guardando la Contessa: non è più lei. Non tanto per gli anni trascorsi, nè pel mutamento fisico, era ancora bellissima; ma qualcosa d'indefinibile aveva fatto della gaia sposina d'un tempo una donna inquieta e inquietante nella stessa sua calma. Era gentile, e s'informava dei fatti d'ognuno con mirabile sforzo di memoria; pure, sentivano d'esserle diventati al tutto estranei. Poi non sapevano come interpretare la sua venuta a Monteforte e come chiederle di Roberto; ella stessa avea parlato sì fuggevolmente di suo marito!

I visitatori erano molti, ma parevano sfumare nella nuda vastità della sala, a mala pena rischiarata da una lucernetta, la sola che la fattora avesse saputo approntare. Si parlava a mezza voce. Seduto accanto alla contessa, il brillante Giovannino Prè tentava invano di animare la riunione. Parecchi rammentarono che a quel posto soleva stare bene spesso maes Lattanzio. A proposito; peggiorava sempre e si dubitava che potesse passar la notte.

Finalmente se ne andarono, in corpo come erano venuti, incerti, disorientati. Ella disse che sarebbe partita la domane, senza aggiungere schiarimenti di sorta. Non s'incomodasse pure nessuno, non aveva fissata l'ora della partenza. Sperava di rivederli, era grata del buon ricordo... Ma essi avvertivano in quelle parole qualcosa che le rendeva vane, e pareva dare una smentita indefinibile al loro stesso significato.

Ella rimase sola nel grande salotto, fatto tepido dalla dimora di tante persone. Avevan fumato, e l'odore dei sigari rimaneva, acre, disgustoso... La Contessa si ritirò subito. Era stanchissima.

***

Aveva detto che non gliene importava nulla, che dormirebbe dovunque. Pure, quando vide che la fattora le aveva preparata l'antica camera coll'alcova, quella ch'ella aveva occupata un tempo con Roberto, ebbe una impressione sgradita. Il letto era fatto, la fattora aveva messi i lenzuoli grandi, d'un sol telo, coi quattro cuscini ricamati, recanti sulla fodera le cifre intrecciate R. M. (Roberto Monteforte). Fu quasi per dirle: — Mettimi altrove. — Ma poi disse a sè stessa: — Che importa? sono stanca, dormirò subito.

Ma non dormì subito. Il sonno se n'era andato ad un tratto, ed ella guardava attorno a sè. La camera era vasta, gaia, semplicemente arredata. Le pareti eran dipinte a paesaggio, una campagna aperta, con molto cielo. L'alcova figurava una grotta di tufi chiari, e dagli interstizi di questi pendevano dei ciuffi d'un verde tenerissimo, imitazione molto libera di felci e di capelvenere. Qua e là, per figurare forse le segrete linfe, lumeggiavano dei pezzi di specchio incastrati nella parete. Sopra il letto un baldacchino bianco, sostenuto da freccie di legno dorato. Ai lati due acquasantini d'argento con due angioletti di stucco, oranti, coll'ali tese.

Uno sgomento colpì improvvisamente Fulvia, quando l'alto silenzio della notte l'ebbe al tutto isolata in quel calmo ambiente. Le parve di trovarvi una grave eloquenza di paragoni e di accuse. Si sentì giudicata da quella quiete, le parve che tutte quelle cose, rivedendola, non la riconoscessero più; si rammentò di quanto essa aveva troppo, irremediabilmente scordato e sentì la nota dissonante ch'ella recava in quella pace, piena ancora della purezza e dei sogni del passato. Un rammarico acuto la colse, un inesplicabile senso di tenerezza amara per quel luogo, per quelle pareti. Poichè ella quivi... quivi soltanto era stata veramente felice! Illusioni, forse. Anzi, certo... Ma lì aveva vissuta quella vita d'illusioni, e forse non le avrebbe perse tutte, se fosse rimasta nel loro nido. — Ora tutto se n'era andato. Illusioni e il resto. Venduto anche il nido..., l'altare dell'ultima fede. Per qualche giorno soltanto aveva il diritto, la possibilità di restarvi. Non era già più suo.