Di far attaccare il coupè pel momento voluto onde condurla alla stazione per il prossimo treno serale, quello delle dieci. — Erano ormai vicine le nove e la trottata richiedeva mezz'ora di tempo.

La notte si fè buja, tempestosa e la piova cominciava a cadere quando l'oscurità della via, si vide corsa dalla luce fuggente di due fanali accesi. I cavalli avevano presa una rapida andatura. La signora aveva specialmente raccomandato al cocchiere di farla giungere in tempo per la corsa. E nell'interno della carrozza, Diana abbandonata sui cuscini, cogli occhi spalancati nel bujo, tentava di non pensare a nulla, di non ricordarsi di nulla, di non chiedere a se stessa che significasse tutto ciò, da che la salvasse quel telegramma.

Giunse in tempo e partì colla corsa delle dieci.

***

Nel lasciare la villa, il giorno prima e dopo quella brusca spiegazione con Diana, Alberto era, come abbiamo detto, fortemente in dubbio sull'epiteto che meglio lo avrebbe definito in quel momento. — Ma non lo fu certo la mattina susseguente, quando lesse il telegramma inviatogli da Diana. — Si morse forte le labbra e con mirabile candore di apprezzamenti si diè dell'imbecille; sonoramente!

Una collera brutale si fe strada in cuor suo, assieme al convincimento di aver giocata male, sbadatamente, la sua partita. Pensò all'occasione, ch'era venuta tante volte a cercar di lui e ch'egli non aveva mai afferrata. Non comprendeva più sè stesso, ora, nè la sua pietà cavalleresca, davanti a quel bizzarro intervento del destino che gliene strappava di mano, bruscamente, il compenso. Strano ma vero; egli era ora adiratissimo con Diana, la rendeva quasi responsale dell'accaduto, avrebbe voluto poterle fare scontare ad un tempo il disappunto acerbissimo dell'oggi ed il folle sacrifizio che la imperiosa determinazione di lei aveva imposto all'affascinata volontà di lui. — Ah! se gli capitava ancora fra le mani... colei!...

Non si arrestò col pensiero al vantaggio della folle impresa evitata, egli che aveva pure esitato ad acconsentirvi, sotto il fuoco stesso dagli occhi di Diana. — Ora non sentiva che la stizza rabbiosa del colpo fallito, l'aggiornamento della conclusione, fors'anche mal sicura, ormai. Battè il piede sul suolo.

Ah no... questo no... Ora ella gli sfuggiva e ben gli stava. Ma lo amava, questo era certo, egli aveva l'amore dalla sua. E la seconda volta; quella poi.

Gli occhi gli scintillarono in fronte, per l'intima energia dell'ingenerosa risoluzione.

Fece sfare il suo baule e rimase tranquillamente in casa, pensando al modo di aver notizie dirette ed immediate del suo carissimo amico, il conte Leone Rezzano.