— Muore — disse laconicamente, raccogliendo le mani sul grembo.

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Fulvia non poteva spiccarsi di là.

Margina, la sorella del maestro, scesa poc'anzi, le aveva accostato un seggiolone appiè del letto. Ella vi sedeva, immersa in una specie di fredda contemplazione, collo sguardo fisso sul morente. Egli giaceva disteso e composto. Sul candore del guanciale la zazzera incolta, cresciuta a dismisura, metteva un'ampia macchia d'un nero lucido d'inchiostro. Il volto era mutato, ma riconoscibile; serbava tuttora l'impronta della crucciosa caricatura dell'espressione. Lo sguardo errava attorno alla Contessa, con visibile sforzo, assumendo una strana indole di dubbiosità. Una mano, del colore della cera, posava quieta, lunghissima, sulla rimboccatura del lenzuolo.

La Cesira s'era messa a fianco del guanciale, la sua posa era dura, rigida; ella pareva davvero una sentinella della morte. La Margina s'era allontanata alquanto; piangeva, col volto rivolto verso la finestra. Ma le sue lacrime scorrevano senza strepito. Il solo che s'udisse era quello rotto, incalzante del respiro di maes Lattanzio, quella vicenda alternata di crescendo e diminuendo, la solfa, quasi musicale, dell'ultimo appello.

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Non andò guari che la piccola camera fu quasi piena di gente.

Gli amici, venuti per udire l'annunzio della sua morte, salirono, udendo con sorpresa come egli fosse ancor vivo. Ma l'aspetto di lui non valse a rasserenarli, ed essi rimasero senza parola dinanzi a lui, e dinanzi alla strana visitatrice che sedeva immobile, taciturna, appiè del letto. Come mai... la Contessa?...

E quel silenzio sì grave, sì assoluto impressionava i sopraggiunti. La grossa persona di Pietro si dissimulava dietro il tavolo, e Giovannino Prè chiedeva notizie alla Cesira, abbassando la voce sino ad un susurro. La faccia dell'ex sindaco era tutta un tremito di piccoli contorcimenti nervosi. Don Giulio conferiva in segreto colla Margina. Le pareva... sarebbe ora per gli olii santi?..

A un tratto, con una mossa che non diè strepito di sorta, la Contessa si alzò e si fece presso al malato, per salutarlo. Depose la destra inguantata sulla nuda e livida destra di lui.