Così si eternava, fra quei due, quel vago incerto di amore, che non impediva loro di essere amici e di vedersi di frequente con una cara e reale cordialità, cui non nuoceva una specie di segreta tendenza a contraddirsi vicendevolmente.

Anche stavolta, per esempio, si stuzzicavano e ridevano. Egli l'aveva un po' amara con donna Costanza perchè ella non gli aveva scritto della sua gita a Firenze.

Poi c'erano delle aggravanti. — Egli era lì da due ore (benchè avesse detto d'essere venuto solo per un momento) e non aveva ancor nulla indovinato del perchè della non preannunziata escursione. E gli pareva pallida colei, aveva certi inquieti sguardi, certi subitanei tremori nella voce. Una espressione strana, diversa dal solito, certi momenti, d'una serenità voluta, forzata, che non gli garbava affatto.

Parlavano di cose indifferenti. A un tratto, egli troncò quei discorsi vani e le chiese reciso:

— Cos'avete?

Ella arrossì, come una colpevole, ridendo, però.

— Io?... Ma nulla. Voi sognate, mio caro!...

Gli occhi di lui ricercarono l'anima di quella donna.

Ella tralasciò di ridere, sorrise dolcemente. Poi soggiunse con grande quiete:

— No, indovinate; ho in mente una quantità di cose, di progetti....