Involontariamente, lo sguardo di donna Costanza corse allo specchio più vicino; ma il cristallo n'era velato, ed ella si mise a ridere.
— Ben mi sta, vedete? Ancora Eva e sempre Eva.
— Eva è immortale ed è la più cara creatura che sia mai esistita. Quell'abito è fatto secondo le più prette regole dell'estetica. Oserei chiedervi come si chiama quella stoffa?
— Foulard des Indes — rispose donna Costanza. E con un gesto involontario, quasi tenero, fe' correr lenta la mano sulle morbide pieghe della sua gonna.
Ma tosto, precipitosamente la ritrasse, mordendosi le labbra.
Egli la studiava ancora, ritto, col cappello in mano, col cuore pieno di dubbiose impressioni.
— Dunque vado — disse finalmente. — Non divulgo il segreto della vostra dimora?
— No, ve ne prego.
— Devo ripassare stasera? Fareste una trottata dopo pranzo? No?... Ebbene, riposate. Se posso giovarvi, comechessia, onoratemi dei vostri comandi.
Aveva ancora di quelle vecchie formole e stavano bene in bocca sua. Si chinò a baciare la mano di donna Costanza. Gli parve che quella mano tremasse un poco, che fosse arida, calda sotto le sue labbra. Gli occhi avevan pure qualcosa di febbrile, lo sguardo una specie di smarrimento vago, doloroso.