Donna Costanza si voltò. — Oh Rita, cosa vedo?...

Questo vedeva: che Rita si asciugava gli occhi colla cocca del grembiule.

— La signora mi scuserà;.... Ma vede; son tanti anni che la servo ed è la prima volta che lei va via così... senza di me.

Donna Costanza ebbe un piccolo pallore fuggitivo.

— Ti rincresce... povera Rita? — disse con accento commosso, dolcissimo. — Ma ti accerto che non è perchè io sia scontenta di te. Sai, che ti ho sempre voluto bene. Non pensarci, Rita... passerà... Tutto passa.

Si arrestò, represse un piccolo tremore, poscia proseguì:

— Suvvia, sta di buon animo, non accorarti così. Addio, mia buona Rita, ricordati di... di tutte le raccomandazioni che ti ho fatte. E ora, vogliamo andare, Leo?

Egli le offerse premurosamente il braccio e il mastro di casa spalancò dinanzi a loro i dorati battenti.

Traversarono la lunga fila di appartamenti. Mentre passavano da un gabinetto di raso celeste, ella alzò gli occhi ad una parete e vide il suo ritratto ad olio, in grandezza naturale, in veste da ballo, coi suoi brillanti. — Glielo aveva fatto Guglielmo De Sanctis, a Roma, pochi anni addietro. Era riuscito stupendamente, di una perfetta rassomiglianza, trattato coll'intonazione armonica e grandiosa che caratterizza tutte le opere del celebre ritrattista romano. Donna Costanza gettò sul ritratto uno sguardo rapido, profondo. Ebbe un lieve rossore d'orgoglio, sorrise e passò oltre.

Quando furono sullo scalone, ella rallentò il passo. Sul ripiano, si fermò.