— Le dieci e venti! — sclamò, — manca una buona ora alla partenza del nostro treno.

— Avete sbagliato i vostri calcoli? — le chiese Leo ridendo.

— No, affatto. Ho calcolato tutto. Avremo così il tempo di far colazione al Restaurant.

— Il Restaurant della Stazione?... Ma non so se....

— Oh, non importa. Oggi è una giornata... speciale. Ho un appetito!.. E si fa un pochino l'école buissonnière... nevvero?

Facendogli quella strana domanda, ella sorrideva in un modo non meno strano, un modo determinato, con una sì calma e sì misteriosa audacia ch'egli ne rimase trasecolato.

Una domanda gli salì impetuosa alle labbra, ma egli non la formulò. Gli sovvenne ciò ch'ella le aveva sì nettamente imposto il giorno prima, di non chieder nulla, di non meravigliarsi di nulla. Tacque.

Condusse la signora nella sala del Restaurant e sedette con lei ad un tavolino già allestito per due persone.

— Comandate voi, — disse donna Costanza, — oggi non voglio prendermi nessuna briga.

Si toglieva i guanti, lentamente, mentre il suo sguardo errava pel vasto ambiente, sì diverso da quelli ov'ella viveva. Guardava il lusso plateale dei sedili di velluto rosso, le dorature annerite, le volgari cornici dei grandi specchi. Il buffet grandissimo, di marmo, colle sue innumeri e gaje note di colori, gli aranci, le fragole, le nespole giapponesi, le albicocche primaticcie, piccine. Sulle pareti una cervellottica illustrazione di réclames, le mostruose capigliature del rigeneratore Allen, i verdi impossibili dei paesaggi di stazioni balnearie. Al banco sta la padrona, decorosa e grave, che tutto vede ed osserva, senza mai toglier gli sguardi dal suo delicato lavoro di uncinetto. L'impiantito di legno esala il fresco umido della recente spazzatura, i tavolini piccini, già preparati, invitano, col candore delle biancherie, coi riflessi lucidi e gai del vasellame. Gli avventori sono molti, vari, frettolosi, famiglie intere che i papà e le mamme cercano di sfamare con evidente inquietudine per la scarsità del tempo, squadre di viaggiatori avvezzi, che non si confondono, aspetti annojati di oziosi, venuti senza scopo, meste faccie di rimasti che assaporano il primo senso reale della separazione, qualche tipo di irrequieto, che un'impazienza imperiosa ha condotto alla stazione prima assai dell'arrivo di quel treno e che cerca d'ingannare l'attesa davanti ad un moka o ad un cognac.