Ogni tanto la voce stentorea dell'impiegato, che annunzia le partenze imminenti, si eleva oltre il brusio delle tante voci. Allora è uno scindersi di crocchi, un elevar di saluti, s'ode schioccare qualche bacio di addio, la gente si precipita, affollandosi verso l'uscita. Al di fuori, dietro le invetriate, corrono le nere moli dei treni, s'odono il cigolío stridente delle ruote, i fischi brevi, secchi del vapore che sfugge dai robinetti, le esalazioni gorgogliate, asmatiche che sprigiona il fumo delle locomotive. Poi, l'entrata chiassosa del rivenditore di giornali e di orari, quella più pacata, del coltellinajo ambulante e persino del fiorajo. — Certo; il vecchietto dell'angolo di via Rondinelli che si spinge il mattino sino alla stazione, in cerca di viaggiatori sentimentali e di sposi in partenza.
Passa davanti a donna Costanza, la ravvisa e si ferma, salutandola con grande ossequio ma anche con una certa famigliarità, perchè ella suole comprar molto da lui, e viene bene spesso in anticamera a scegliere i fiori ch'egli le reca a palazzo.
Donna Costanza fa colazione. Mangia volentieri un po' d'aragusta, e ogni tanto si reca alla bocca un bicchieretto di Bordeaux. Quella donna possiede il raro dono di mangiare con arte. Almeno così pensa Leonardo, e pensa pure che cara cosa sarebbe il poter far colazione ogni giorno con lei, non già al Restaurant, ma soli, nella sala da pranzo della baronessa Folgardi.
Leo ha delle idee nuove e strane. Ieri ciò pareva sì lontano, sì impossibile; ma oggi essa è con lui, fa colazione con lui... fra poco partiranno assieme. Per quali estranii lidi? Non può essere, in lei, un mero capriccio. Ella non è capricciosa. Dunque, perchè?...
Ecco, discorre col fiorajo, ora. Anche per quel vecchietto cencioso ha una musica sommessa di buone parole, una luminosa bontà di sorriso, mentre ella ammira le belle, freschissime rose della paniera.
Leonardo diventa audace:
— Permettete, donna Costanza?
Certo, donna Costanza permetteva a Leo Folgardi di offrirle qualche rosa. Lasciò che egli ammonticchiasse sul tavolino, davanti a lei, i più belli esemplari della Flora del vecchietto. Solo quando n'ebbe tante, proprio tante, protese la mano e disse dolcemente:
— Basta ora, vi ringrazio.
Il fiorajo si congedò, con mille complimenti e mille raccomandazioni che lo facesse avvisato quando tornava di villa, perchè potesse recarle subito la prima Gran Bretagna.