— Allora, lasciatemi restar con voi.

— Sì — diss'ella con una soddisfazione quasi tenera — restate con me.

Restarono dunque assieme, e pranzarono nel salotto. Un fine desinaretto. Al centro del desco, in una carafa d'acqua stavano le rose. Donna Costanza e Leonardo mangiarono lietamente come avevan mangiato il mattino alla stazione, meglio ancora, cioè, senza la visione della pallida faccia di Tremiati. Parlarono di cento cose, godendo delle chiacchiere scambiate, dell'odore e della vista delle rose, del riposo, di tutte le contentezze del momento. Il che è certamente quanto di più saggio ed opportuno si possa fare in hac lacrymarum valle.

Dopo pranzo, calato il sole, escirono in carrozza. Dissero al cocchiere che andasse a piacer suo ed egli percorse tante belle vie, tutti palazzoni austeri e monumentali, bucati alla base dei porticati, sì caratteristici, dentro i quali la penombra del pomeriggio s'allungava già, progressivamente, come un serpe che distende le anella del suo corpo. Ogni tanto l'automedonte accennava la tal piazza, la tal chiesa, la tal via. Commentava ed illustrava a modo suo, con quella parlantina strascinata nell'accento, ma sì italiana nella frase, che tutti, anche la gente del popolo, hanno sì facile a Bologna. Ma a poco a poco, vedendo che i suoi avventori non gli rispondevano, tralasciò di parlare e un dubbio surse nell'animo suo, che quei due potessero essere due novelli sposi o semplicemente due innamorati. Non era ben certo, però; non gli pareva mai d'aver udito, dietro la sua schiena lo schioccare furtivo di un bacio.

Ciò nullameno, li condusse ai giardini, pressochè deserti in quella stagione, e lasciò ch'essi godessero in pace di quella meravigliosa prospettiva di colli lontani e prossimi, tempestati di ville, dell'ampiezza larga e fresca dei viali, dell'estesa, sì ricreativa allo sguardo, dei prati testè falciati. Il giorno finiva, grandioso e in silenzio come un giusto rassegnato. Presso alle cascatelle si levava una diafana velatura di nebbioline, dalla macchia venivano assieme ai profumi acuti dell'acacia in fiore, alcuni rotti preludî di gorgheggi. Nell'immensa frazionatura dei sobborghi qua e là si accendeva un lumicino, nell'intenso azzurro del cielo, appena velato dal primo pallore vespertino, qua e là si accendeva una stella.

Quando furono presso il cancello d'escita, il cocchiere si voltò.

Ma la signora disse:

— Ancora un giro.

Fecero quel secondo giro in silenzio, come se la muta dolcezza del luogo e dell'ora avesse compreso anche le anime di quei due. Vieppiù si accentuava, in quel momento, la strana sensazione di vivere in sogno, che già più volte in quel giorno li aveva blanditi e quasi addormentati. Una voluttà di arcani languori alitava sui loro spiriti, qualcosa come il fresco sventolio dell'ali di un vampiro sulle tempia del dormiente, mentre il sangue succhiato se ne va stilla a stilla e la vittima non sa far altro che morire! Dolcemente però, nella piena coscienza di sè stessa, sentendo che uno sforzo, un gesto, basterebbe a salvarla, ma sentendo pure di non poter fare nè quello sforzo nè quel gesto. Tutto ciò nella più perfetta libertà reciproca, nell'impressione amorosa della notte.... soli.... vicinissimi. Null'altro che la forza, la volontà per un secondo. Un impulso, un lieve moto delle persone, uno stender di mani, un sospinger di labbra, una fusione di due aliti e.... tutto sarebbe stato detto. Ma ciò non avvenne. Perchè?... Quale strana possa paralizzò in quell'istante la possa di quelle due volontà? Perchè si ribellarono a loro stessi, ai loro cuori, ai loro sensi? Perchè non si amarono in quell'istante? Come possono essere queste follie negative dell'animo? Rispetto o disprezzo dell'amore, coraggio o codardia, eccesso di vita, o misteriosa insufficienza di essa?...

Così se ne tornarono tranquillamente alla locanda. Nel salire le scale donna Costanza tradiva nel volto, nel passo, in tutta quanta la persona un'estrema lassezza. Pareva essersi fatta quasi vecchia, le sue fattezze erano come stiracchiate, un piccolo tremito nervoso scoteva le sue labbra, l'occhio aveva una specie di terrore inerte. Ma ella sorrideva ancora, pallidissima, sul ripiano del grande scalone e porgendo la mano a Leo, per salutarlo.