— Perchè è impossibile. Doveva pensarci prima. Ora, è tardi.
— Non è mai tardi per pentirsi. È naturalissimo ch'egli, rinunziando alle colpevoli leggerezze che ti hanno tanto afflitta, desideri il tuo perdono e lo implori. E tu... sei sua moglie.
Diana ebbe un moto di rabbia convulsa. Strappò di terra alcuni fili d'erba e li gettò con un aspro gesto nel fossato.
— Sei sua moglie, continuò dolcemente la vecchia signora. Questo stato t'impone dei doveri speciali... dirò anche, dei sacrifici. Non puoi esimertene.
Diana si morse le labbra e non rispose che dopo un istante, con impeto.
— Egli si è liberato da questi legami, li ha infranti, egli... pel primo.
— Vero. Pur troppo; verissimo. — Ma quando tu lo hai sposato, mia povera Diana, quando hai giurato di esser sua, per sempre, non hai fatte condizioni speciali, non hai messe clausole preventive? Hai giurato, semplicemente ed illimitatamente. — Poi?... Egli fu debole ed infedele, mentre tu serbavi incolume, illibata la tua personale dignità di donna e di moglie.
Sotto la sferza di quella lode materna, Diana impallidì e la sua persona ebbe un breve guizzo nervoso.
— Egli, continuò imperturbata la madre, ebbe la sventura di cadere, non trovò, per difendersi contro le passioni la forza che tu, insidiata da esse, avresti attinte alla nostra fede, ai nostri principi. Perciò ti è serbato l'alto privilegio del perdono. E questo; pietosamente accordato da te, può ritrarre per sempre tuo marito dal male, può essere la salvezza del suo avvenire e... del tuo.
— Il mio?... gridò Diana.