— Non puoi farlo senza il suo consenso e senza un motivo legale. Anche nei suoi disordini, egli ha rispettata la dimora coniugale. Egli ha avuti dei torti, e tu hai tutte le ragioni, ma con tutto ciò, la legge è per lui e non per te. E quand'anche ottenessi una separazione amichevole, che faresti poscia?... Penseresti forse di venir con me?... Ma io ti amo troppo, figlia mia, per acconsentire a questo falsissimo passo.

Diana ebbe un grido.

— Tu non mi vuoi?... tu?

— No Diana, non ti voglio così. Non voglio per te una posizione ambigua, che il mondo giudicherebbe sinistramente. Ricusando di accettare il pentimento di tuo marito, rinunzieresti a tutti i privilegi della tua posizione e ne incontreresti una di gran lunga peggiore. E ciò potrebbe altresì recar danno all'avvenire delle tue sorelle.

— Io potrei recar danno...?

— Certamente, Diana. — È difficile, in qualunque condizione, il collocamento delle ragazze. Ma più ancora quando un primo matrimonio in casa avesse fatto cattiva prova. Il mondo...

Diana ebbe un gesto di fiera noncuranza.

— No cara, non possiamo scordarlo, nè sfidare le sue condanne, anche se ingiuste, anche se erronee. E sai tu che si direbbe di te, qualora tu respingendo il pentimento di tuo marito, volessi continuare un'esistenza indipendente? Che colla scusa dell'infedeltà del marito, vorresti libero l'esercizio della tua!

— Mamma! gridò Diana con un'angoscia piena di spavento.

— Sì, proseguì spietatamente la contessa Galli, il mondo direbbe questo. Sarebbe una menzogna; ma alcuni la crederebbero. Non quelli che ti conoscono... non io, appunto perchè più di ogni altro ti conosco; perchè sei mia figlia, perchè è impossibile che tu cada.