Tacque un istante, sopraffatta dalla sua emozione, dal segreto terrore che sorgeva e cresceva in lei davanti all'attitudine atterrita di Diana, davanti al suo curvo capo, al suo silenzio disperato.

— Questo solo è impossibile, proseguì concitata. — È impossibile per te. Fra tutte le sventure che possono accadere ad una donna, questa è la peggiore. Bada, parlo di noi, donne oneste, che abbiamo una fede, che amiamo il bene, che soffriamo del male, anche se lo commettiamo. Non siamo fatte per il peccato, quand'anche peccassimo. Il suo orrore ci ucciderebbe, prima o poi. Ed io vedi, io, tua madre, preferirei saperti morta! Ma non dico questo per te, Diana! Io lo so... tu lo sai pure che non puoi cadere!

Tremò visibilmente, nella gloriosa audacia di quell'asserto. Diana alzò sulla madre uno sguardo spento. — Così era infatti. E per ciò appunto; come dirle il vero?

Non lo disse. Tacque.

— Allora, continuò la vecchia signora, cercando di frenarsi, ti rimane aperta una sola via. Tornare con tuo marito.

Diana si ribellò.

— Ma non lo amo, intendi?

— Il dovere non si chiama sempre amore. Ed egli è tuo marito.

Certo. Leone era suo marito. Di lì, non si esciva!

Diana si sentì invasa da una lassezza infinita, incrociò le mani sulle ginocchia con un gesto di scoramento che parve all'illusa madre un principio di rassegnazione. — Rianimata da quella speranza, prosegui con accento non più austero ma affettuosissimo: