Egli vide scolorirsi quel visetto soave. E con una voce sommessa, più giovane di quella solita, una voce in cui vibrava uno sgomento, le chiese premurosamente:
— Cos'ha?
Ella rise, arrossì, esitò. Poi disse, colla dolcezza d'una confidenza:
— Ho fame. Professore, ho fame.
Egli sorrise pure. Un sorriso buono, trionfante, che illuminò tutto il suo volto.
— Le piace il latte? — chiese alla giovinetta.
— Se mi piace? Ma l'adoro. Ne avrebbe, per caso?...
Lerskine non rispose. Corse alla credenza, l'aprì con impeto, ne trasse un bricco colmo di latte, poi un piccolo servizio di caffè e latte, già pronto su di un vassoio e corredato di tre panini. Con un gesto energico respinse a rifascio, sullo scrittoio, libri e giornali; poi sullo spazio sgomberato, davanti a Maria, posò il vassoio.
Ella mandò un piccolo grido di gioia, qualcosa che somigliava al rotto spionciare d'un passerotto al quale si getta del miglio. Si rizzò a sedere, rinvigorita, battendo festosamente le palme.
— Allora... permette? — chiese al Professore.