Escì, ma si trattenne ancora sul primo gradino, mentre il suo sguardo tornava ostinatamente indietro. E così, dietro le trasparenze del cristallo e della cortina, egli vide, una bianca figuretta di fanciulla seduta al suo scrittoio, vide due manine impazienti che frangevano l'ultimo pane!... Digrignò i denti, scese la brevissima scala. Dapprima camminò lento, posato, come al solito. Ma allo svolto della via, prese a correre, come se fuggisse.
Passò all'Istituto, per scusarsi della mancata lezione. Passò all'Albergo dei Tre Re, e accennò al cocchiere di casa Bruvo il luogo preciso ove la carrozza dovrebbe recarsi a prender la signorina.
— Sì, signore, — rispose Pietro. — Ma ci vorrà ancora una buona mezz'ora.
— Per lo meno — confermò il fabbro tuttora affaccendato attorno al panier.
Lerskine non fece commenti. Un cenno di capo e via.
Camminava lento, ora. Ma le sue gambe muscolose parevano muoversi, meccanicamente, contro il voler suo, verso una nota direzione, verso casa. Più volte egli mutò strada, ma un sottile tradimento dei propri intenti lo rimise sempre nel retto cammino. E quasi senza saperlo, si trovò finalmente nella viuzza, affatto solitaria, e vide da lungi le finestre della sua dimora. Rallentò bensì il passo, con un feroce sforzo di volere, ma due minuti bastarono per condurlo sino a quella dimora. S'arrestò, ansante, cercando di raccogliere le proprie idee, di ribellarsi contro l'incerta bramosia che le andava scompigliando ogni momento più.
Gli parve d'esser forte, e disse imperiosamente a sè stesso: — Va!
Andò. Giunto al secondo uscio.... picchiò sommessamente, come avrebbe picchiato all'uscio d'un estraneo. Attese, non ebbe risposta.
Invaso da un'inquietudine, spinse l'uscio; ma sì lievemente che non suscitò il solito scampanellio. Il campanello interno ebbe solo una sorda oscillazione. Lerskine entrò, in punta di piedi.
Il suo sguardo volò allo scrittoio, ma subito si rimosse e corse ansioso per tutta la stanza, in cerca di Maria. Un insano spasimo traversò, come un lampo, l'animo del Professore, ma solo per dar luogo ad un non meno insano succedersi di gioia..., poi d'ira appassionata.