Oh mio Dio... Una parola umana poteva dunque racchiudere in sè un'armonia sì perfetta! Come! Ma come mai?
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Albertina s'era addormentata improvvisamente, sulle ginocchia di papà.
Giulietta! chiamò Camilla sottovoce.
M'alzai di scatto, scotendomi come una persona che si sveglia di soprassalto. Andai a prendere la piccina, sollevandola dolcemente per non destarla, la portai di sopra, e la misi a letto.
Essa si destò, ma solo per un momento e si lasciò spogliare, inerte. Solo, mentre io la stendevo adagino nel suo letticciuolo, con ogni cautela, per non offendere la sua gamba ammalata, ella socchiuse gli occhi, e guardandomi come trasognata, mormorò — Come è bello... nevvero? come è bello!
— Sì, — mormorai, con profonda emozione. E mi chinai, con impeto inconsulto, per baciare quella boccuccia cara.
La bimba dormiva già. Quel mio bacio incerto, tremante, non la destò.
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Mentre scendevo le scale, per tornare in sala, udii ad un tratto un suono inaspettato, e che mi fece rimanere immobile, coll'orecchio intento. Era il suono del pianoforte che i Roccalda avevano donato a mia madre.