Guardai Sir Alano. Era molto pallido ed ascoltava intensamente, cogli occhi serrati.
Lo sapevo appassionatissimo di musica, e più d'una volta avevo osservato in lui quella strana particolarità di tener chiusi gli occhi, quando cantava Ninì. Li riapriva, non appena ella aveva finito di cantare, ma la sua fisonomia serbava per qualche minuto un aspetto strano, speciale, qualcosa, come s'egli fosse tuttora sotto l'impero d'un sogno.
Quando le note, vibranti e pure, s'ammorzarono nella dolcezza estatica della cadenza finale, l'applauso irruppe spontaneo, più caldo forse di quanto lo consentano le discrete consuetudini della società. Molti furono d'attorno a Ninì, congratulandosi seco lei. Ella era ancor tutta vibrante d'emozione, stordita, confusa da quei battimani; arrossiva, rispondendo con perfetta modestia ai premurosi elogi della padrona di casa e di quanti le stavano attorno. Io m'ero alzata di scatto, impaziente di andarle a dire una calda parola di simpatia. Dino mi tratteneva e in pari tempo interpellava Alisce.
— Alisce... ma senti, bimba... oh non ti par la sua voce, tal e quale? Dio! come canta bene! Ma nevvero, a chiuder gli occhi si potrebbe giurare ch'è lei?
Alisce assentiva, trovava ch'era una cosa stranissima, che Dino aveva cento ragioni, ch'era tal e quale la voce di Mrs. Alloys.
Non udii altro, avevo veduto libero il passaggio e fui in un lampo presso Ninì.
Ella mi strinse la mano, nervosamente. Poi mi disse: — Andiamo.
Voleva involarsi a quella grandine di mirallegro?... Ovvero le pareva d'essere stata abbastanza a lungo con Sir Alano, isolata quasi con lui, dalla complice benevolenza degli amici?
La condussi al mio posto, sedetti accanto a lei. Osservai che Sir Alano non la perdeva d'occhio.
Va bene, disse il mio cuore esultando, tutto va bene!