Il cuore mi battè forte quando vidi che Sir Alano veniva ad invitarla. Essa lo accettò, come aveva accettati gli altri, la coppia bellissima; volteggiante, passò più volte dinanzi a me, seguita da molti sguardi ammirativi.
Mi parve osservare che Ninì danzasse con una specie di rigidità, insolita in lei, che il suo corpo avesse una mossa dura e stecchita.
In un momento di sosta potei raggiungerla. Essa parlava tranquillamente col suo ballerino, il conte Rinaldi. Parlavano delle prossime corse. Stava ritta davanti a una seggiola.. A un tratto; con un brusco movimento, sedette su quella seggiola, poggiò il capo alla spalliera, e per un secondo chiuse gli occhi. Ma subito li riaperse, sorrise e disse: — Che bell'idea, quella di ballare stasera, nevvero?
— Certo — rispose Rinaldi. — Fa molto caldo però. Crede?
Si chinò, offrendole il braccio. Ella s'alzò di scatto, e quei due s'allontanarono assieme, scherzando e danzando.
E così, sino alle due di notte.
Un istante, mentre non vedevo Ninì e la cercavo cogli sguardi, sentii una mano tremante posarsi sulle mie spalle. Mi voltai; era lei. Sola... per un minuto. Il suo ballerino s'era trattenuto poco lungi a combinare con un amico, pel vis a vis della quadriglia.
Ella mi guardava fisso; con degli occhi grandi, esterrefatti, le sue guancie avevano una tinta brillantissima.
Cercai di prenderle la mano, ma ella la ritrasse e disse ridendo — No... no! — E subito; con voce bassa, smarrita, susurrò: il sesto senso! Poi rivolgendosi al suo cavaliere che, lasciato l'amico, veniva in cerca di lei:
— Ebbene, ha combinato per la quadriglia?