Che giorni furono quelli per me! Non si poteva por piede in un salotto, nè ricevere tre persone senza che quel fatale argomento non tornasse a galla. Aveva prese le proporzioni di uno scandalo. L'amarissima critica, le ingenue meraviglie, il discreto deplorar del fatto, s'alternavano di bocca in bocca. Crudeli, ingiusti quasi tutti, verso quella gloriosa creatura che avevan tanto temuta, tanto invidiata per l'addietro!... Ma ella non era presente, i maligni non subivano il freno de' suoi freddi sguardi, della sua schiacciante ed orgogliosa purezza. I molti suoi amici la difendevano, ma nulla potevano asseverare sui moventi del suo rifiuto e l'interpretazione di questo era libera a tutti; buoni e cattivi. Circolava pure a suo carico un po' di virtuosa indegnazione per la malattia della Duchessa, malattia notoriamente attribuibita al dispiacere da lei provato pel fatale capriccio della nipote. Si davano dei dettagli commoventi, la buona vecchietta s'era gettata ai piedi di Ninì per scongiurarla ad accettare la mano del giovane inglese. Ma Ninì (che ingratuccia... nevvero?) era stata durissima per la sua povera nonna e questa se n'era accorata tanto da ammalarne!..
Il medico aveva bensì detto qualcosa di una bronchite, dovuta al freddo vento insidioso delle Cascine, ma l'altra storia, quella della crudeltà di Ninì, trovava più facili e volenterosi ascoltatori.
Intanto la povera Duchessa peggiorava e tutti accennavano vagamente all'incerto avvenire di Ninì, alla punizione sì pronta delle sue esigenze e della sua cecità. Era in molti come una bassa angoscia di attesa, un parossismo di crudele curiosità. Invano qualche amico di casa osservò che Ninì passava i giorni e le notti al capezzale della sua nonna, che le prestava instancabili, amorosissime cure. Questo non edificò, non meravigliò nessuno. Anzi tutto; era stretto dovere, e poi, specialmente adesso, a chi più che a Ninì Montelmo doveva premere che si prolungasse l'esistenza della buona Duchessa di Sualta?
Ogni tanto, e solo per aver nuove della Duchessa, scrivevo a Ninì. Mi rispondeva, dandomi, breve e preciso, qualche particolare.
Un momento; quei biglietti si fecero vieppiù brevi e angosciosi.
Quella antica facella parve lì lì per spegnersi. Ma la Duchessa di Sualta amava tanto la vita e perciò forse, le venne fatto di non morire. Il piccolo, tenuissimo filo, non si spezzò.
Un bel giorno di quaresima, in una giornata eccezionalmente bella, si rivide alle Cascine, nel solito landeau verde oliva, una nota larva di vecchietta, avvolta in un greve cachemire bianco, col capo coperto d'un amore di cappello bianco, tutto piume svolazzanti, e sotto al quale s'agitava, salutando a dritta e a sinistra, una specie di teschietto sorridente. Era la Duchessa; rediviva e a caccia d'un'altra bronchite. Accanto a lei Ninì, con una toilette primaverile delle più splendide, un vero poema in grigio e celeste. Essa stava molto ritta e figurava gloriosamente, pareva tutta rosea dietro il suo velo di garza maria... sapete, quella garza finissima, lucida, color di perla che getta sul volto dei riflessi così dolci, così freschi!... Sul sedile dirimpetto alle signore stava accoccolata, tutta freddolosa nella sua gualdrappina di velluto celeste, la levriera favorita della Duchessa. Accanto a lei giaceva un enorme mazzo di giacinti bianchi e di lillà.
Tutto ciò sortì un grande effetto; si parlò molto di quella risurrezione, si disse che Ninì era più bella, più fresca che mai. Certo, non aveva sofferto troppo della malattia della nonna; chi mai aveva detto che si fosse tanto affaticata? quello non era viso da veglie nè da fatiche. E che magnifica toilette le aveva regalata la Duchessa!...
Scambiammo un saluto di volo, mentre le nostre carrozze s'incrociavan sul viale, il suo gesto fu tanto affettuoso ma mi parve un po' stanco. L'equipaggio della Duchessa fece una brevissima sosta sul Piazzone, a una certa distanza dalla nostra calèche. Vidi molte persone affollate ai suoi sportelli, era un continuo dimenío delle piume bianche. Ma l'altro cappellino, quello grigio e celeste, stava immobile... Oh non poterla veder da vicino, non poterle parlare!... Avrei pianto di rabbia!
Aspettavo con ansia indicibile il sabato della prossima settimana, perchè si sapeva che in quel giorno appunto, la Duchessa avrebbe ricominciati i suoi ricevimenti. Senonchè, alla sera del lunedì, ebbi un bigliettino da Ninì.