— Felice! — ripetei con accento sì incredulo che Fedor si mise a ridere.

— Sì... Perchè no? È un originale, vedete, e se gli manca la vista, ha, in vece sua, un monte di belle cose ch'io non ho e ardentemente desidero. Una fortuna regale, per esempio, e una moglie adorabile, ch'egli non vedrà invecchiare.

— Quanto siete egoisti, voialtri uomini, — gli dissi ridendo. — Allora; Lady Helvellyn è bella?

— Ecco una domanda che mi aspettavo. Non è bella, bellissima.

— Inglese?...

— Sì. Cioè; scusate, non lo so precisamente. Ci sono dei dispareri in proposito. A prima vista è il più bel tipo inglese che si possa immaginare: conoscendola un pochino più, si direbbe che ha pure qualcosa, un non so che, di meridionale. Ma il male è questo, che non si ha mai il tempo di conoscerla un pochino più del pochino: più. Viaggiano sempre, e sulla propria nave, per cui capirete, a meno d'essere un delfino o un pesce cane...

Diceva, con tono assai comico, queste sciocchezze. Vide che ridevo e proseguì:

— Ho conosciuto gli Helvellyn in Islanda. Viaggiano sempre verso il freddo. Fui invitato ad una colazione a bordo del Lux e non ho mai visto un più perfetto home inglese a fior d'acqua. Lady Helvellyn canta come un angiolo.

— Inglese? — chiesi con un'ombra di malizia, poichè al piano superiore abitavano certe miss miagolanti che avevan fatto talvolta scambiare fra me e Fedor Zarenine degli sguardi pieni di una cupa rassegnazione.

— No. Canta come un angiolo colle ali. La sua voce ha un timbro speciale, tenerissimo. Una volta sola, anni sono, a Londra, in un concerto, udii una voce simile e pensandoci mi chiedo se...