Le parlai di tutto ciò a lungo, a cuore aperto. Quando ebbi finito, ella mi prese le mani, le strinse con dolcissimo affetto e mi disse sorridendo: — Cara, sei sempre la stessa!
Le resi la sua stretta con effusione, e stavo per dirle qualcosa, ma m'interruppi a un tratto, sentii quanto ciò che ero per dirle non fosse vero. Ella comprese, mi sorrise ancora e mi disse: — No, è inutile. Sono un'altra persona, ora, lo so. — Poi sussurrò: — Ti ricordi di ciò che ti dissi un giorno della Metempsicosi?
— Se mi ricordo? Ma fu la prima volta che venni da te, Ninì, e...
Ella m'interruppe.
— Non chiamarmi più Ninì. Mi ha fatto tanto male, ieri, l'udire quel nome, il male che si prova udendo il nome d'una persona morta. Sai come mi chiamo ora?
Mi fissava, interrogandomi stranamente, con un'angoscia nello sguardo.
Perplessa, sgomentata all'estremo, tacqui.
— Mi chiamo Grace, — disse Ninì tranquillamente. — Sono lady Helvellyn. Ma prima, un tempo, mi chiamavo Mrs Alloys, Grace Alloys.
Tacque. Le guardai gli occhi; non recavano traccia alcuna di follìa. Erano pensierosi, profondi; nulla più.
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