— Ho bisogno di dirti tutto, — mi disse tranquillamente. — M'intenderai o no; ma ad ogni modo mi crederai. Ci sono dei momenti in cui la percezione delle cose non è esatta in noi stessi e si ha bisogno di dire a qualcuno: — Ditemi, ve ne prego, dormo o son desta? — Questo momento venne ieri per me, quando ti vidi e ti udii. Fu come una voce nel sepolcro. Ed egli non doveva avvedersi di te, nè che alcuno chiamasse, al suo fianco, Ninì Montelmo.
Poi, prese a narrare.
L'ascoltavo. La sua voce aveva un accento speciale e melodioso. L'ora era calda, il sole sfolgorava sul mare. Provavo un vago ritorno all'impressione snervante, semi-assopente dei meriggi orientali.
***
«Quando morì, la mia povera vecchia nonna, compresi una seconda volta che non bisogna discutere l'amore. Questo imparai, quando mi trovai sola, senza il suo affetto. Credetti giunto il tempo di provvedere a me stessa, mercè gli studi fatti. Ma le difficoltà sorgevano inattese, impensate, ed io tentavo di ritemprarmi nella violenza stessa di quegli urti, quando divenni erede di un ricco patrimonio. Non fu una gioia per me, nè, ritengo, un vero beneficio. Le acerbe sensazioni della lotta mi attiravano, erano favorevoli ai miei segreti orgogli. Sia come vuolsi, certo è che nell'ozio, nel vuoto, nella facilità della mia nuova vita, il verme roditore si ridestò.
Ero sola ormai, colla mia libertà, colle ricchezze che tutti m'invidiavano ed alle quali agognavano parecchi.
La società si ravvedeva, tornava a sorridermi, immemore delle spietate lezioni che mi aveva inflitte un tempo. Ma io le rammentavo. Senza rancore, però, con un vago convincimento che non tornava conto di soffrire anche per ciò. Risolsi di viaggiare, colla speranza che una vita attiva, svagata, intellettuale, sarebbe forse stata giovevole a liberarmi dal mio sciagurato amore per Alano Spear.
Perchè quell'amore era un'angoscia, una fiera ed incessante angoscia. Così, come mi aveva presa, incrudeliva meco. Soffrivo di quell'amore in cento modi e nei modi più contradditori. Alcune di quelle sofferenze m'erano ignote nell'indole propria, non ne conoscevo la fonte.... ne soffrivo ciò nullameno. Tutto mi mancava colla sua mancanza, tutto era vano ed enigmatico. Invano cercai di ubbriacare il mio spirito colla contemplazione dei tesori dell'arte. Lo spirito non si poteva scompagnare dal cuore, già immerso nella grande ebbrezza dell'amore. Ricordati; non avevo altri al mondo da amare. Egli era per me, esclusivamente, universalmente: l'amore. E ora, nel grande vuoto, egli tornava, si riaffermava, tornava ad essere l'unico perchè della vita!... Allora... mi pentii.»
Tacque un istante e un pallore si stese sulla sua fronte.
Sì, quella donna doveva aver sofferto!... Era stata punita acerbamente dell'orgoglio suo.