Lionardo. — Io ò portato oggi adì 11 di febbraio 1546 scudi cinquecento d'oro in oro a messer Bindo Altoviti, che tanti ne facci pagar costà; e così vi saranno pagati da' Capponi. Però in questa sarà la lettera del cambio. Andrete tu e Gismondo per essi, e fate la ricievuta che stia bene; cioè che tanti n'ò dati qua di contanti: e màndami la copia: e quando mi scrivi, adirizza le lettere a messere Girolamo Ubaldini: e se tenete danari in casa, l'una mana non si fidi de l'altra, perchè è grandissimo pericolo. Circa il comperare la casa, non andate dietro a chi non vuol vendere, perchè non vagliono manco i danari che le case: se non quella, un'altra.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Di mano di Lionardo.)
1546, di Roma, addì 17 di febraio: de' dì 11 detto.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 5 di marzo 1547.
CLXXV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò inteso per l'ultima tua come ài ricievuti i cinquecento scudi che ti mandai, e la copia della quitanza: e stamani a dì cinque di marzo 1546 ò portati a messer Bindo Altoviti altri cinquecento scudi d'oro in oro, che te gli facci medesimamente pagare costà da' Capponi o a te o a Gismondo o amendua voi: e in questa sarà la lettera del cambio. Però anderete per essi: e fa' la quitanza che stia bene e màndami la copia: e quando àrete comperata la casa, vi manderò quello che mancherà, secondo che m'aviserete. Quello ch'i' fo, è solo perchè avendo tu a tôr donna, la casa ove state non mi pare al proposito. A questo lascierò pensare a te e a' mia frategli; però quando sia vòlto a simil cosa, fàmelo intendere e dove, acciò possa dire il parer mio: e credo sare' bene, perchè morendo senza reda, ogni cosa ne va allo Spedale. Altro non m'acade. Racomandami al prete.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Di mano di Lionardo.)