1546, di Roma, addì 10 di marzo: de' dì 5 detto riceuta.
Museo Britannico. Di Roma, ( di marzo 1547).
CLXXVI.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ò avuto la quitanza degli scudi che avete ricevuti da' Capponi per quegli che contai qui agli Altoviti, e sòmi maravigliato che Gismondo nè per questi ultimi nè pe' primi sie venuto teco per essi, perchè ciò che io mando,[185] non manco per loro che per te; e tu mi scrivi che mi ringrazi del bene che io ti fo, e à'mi a scrivere: noi vi ringraziamo del bene che voi ci fate. Con quelle medesime condizione che io ti scrissi, quando ti mandai i danari per porre in sur una bottega, t'ò mandato questi, ciò è che tu non faccia niente senza il consenso de' mia frategli. Circa il comperare casa, io te l'ò scritto, perchè quando ti paia di tôr donna, come mi par necessario, la casa ove state non è capace del bisognio, e non trovando voi da comperare cosa al proposito, penso dove siate in via Ghibellina vi potessi allargare, ciò è finire i becategli della casa insino in sul canto e rivoltargli per l'altra strada, comperando la casetta che v'è sotto, se fussi abastanza. Pure quando troviate da fare una compera sicura e onorevole, mi pare che sarà meglio; e io vi manderò quello che mancherà. Circa il tôr donna, qua me n'è stato parlato da più persone; qual m'è piaciuta e qual no. Stimo che ancora ne sia stato parlato a te. Però se se' vòlto a ciò, avisami; e se ài fantasia più a una che a un'altra: e io ti dirò il parer mio. Altro non m'acade.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (1547).
CLXXVII.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — L'apportatore di questa sarà uno scarpellino da Settigniano che à nome Iacopo, il quale dice che vuole vendere certe terre vicine a noi, luogo detto Fraschetta. Però dillo a Gismondo, e vedete che cose sono; e quando sia bene il comperarle e che e' vi sia buon sodo, che e' non si comperi un piato, avisatemi, e della spesa; e quando non sia molto grande, vi manderò i danari. Circa della compera della casa, non credo che abiate poi fatto altro. Di quell'altra cosa[186] te n'ài a contentar tu: basta a me che tu me n'avisi prima. Altro non m'acade.