Lionardo. — Poi che ultimamente io t'ebbi scritto, trovai una lettera in casa, dove m'avisi di tutto quello che s'è trovato di Giovansimone. Dipoi n'ò un'altra che m'avisa particularmente della morte che à fatta: di quello che è restato del suo, me ne potevi dare aviso per la prima, che io non l'avessi a sapere da altri prima che da te, com'io n'ebbi: però n'ebbi sdegnio grandissimo. Della morte, mi scrivi, che se bene non à avuto tutte le cose ordinate dalla Chiesa, che pure à avuto buona contrizione: e questa per la salute basta, se così è. Di quello che à lasciato, secondo la ragione n'è reda Gismondo, non avendo fatto testamento: e di questo io vi dico che voi ne facciate quel bene che voi potete per l'anima sua, e non abbiate rispetto a' danari, perchè io non vi mancherò di quello che farete. Circa e' contratti e le scritture che io vi mandai, riguardatele con diligenzia, perchè ancora potrebbero bisogniare. Della casa de' Corsi a me pare che tu stia in su l'oferta che tu ài fatta, perchè se la vorranno vendere, sendo come m'ài scritto, non credo che ne truovi più ne' tempi che siàno. Altro non m'acade.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (23 di febbraio 1548).
CXCIV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti scrissi come avevo dipoi ricievuto una tua di tutto quello che aveva lasciato Giovansimone, e di tutto, secondo la ragione, n'à a essere reda Gismondo; e così gli fate quel bene a l'anima che potete, e io ancora non mancherò. Per tôr moglie, io t'avisai di tre, di che m'era stato parlato qua; no' me n'ài risposto niente: a te sta il tôrla o non la tôrre, o più una che un'altra, pur che sia nobile e bene allevata, e più presto senza dota che con assai dota, per poter vivere in pace. Altro no' mi acade. Ringrazia la Francesca e confòrtala a pazienzia, e racomandami a Michele e a lei.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, ( del marzo 1548).
CXCV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.