Museo Britannico. Di Roma, 25 d'aprile 1549.
CCXIX.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io non ti potetti scrivere sabato, perchè ebbi la tua troppo tardi, e oggi a' dì 25 d'aprile 1549 ò un'altra tua dei venti di detto del medesimo tenore. Circa il podere di Chianti, io dico che a me piace più presto di comperare, che tener danari; e se detto podere è cosa buona, a me pare da tôrlo a ogni modo e massimo sendo buon sodo, come mi scrivete. Ma ben mi par da vederlo prima; e piacendovi, tôrlo a ogni modo e non guardare in cinquanta scudi: e così vi do commessione, che, piacendovi, voi lo togliate a ogni modo e non guardiate in danari e avisiate; e súbito vi farò pagare costà quello che monterà: e quando ne fussi in vendita qualcun'altro d'altrettanta spesa, con simil sodo, dico che v'attendiate, e manderò ancora i danari di quello, perchè è meglio che tenergli perduti: overo in una casa, quando si truovi.
Circa 'l mio male, io ne sto assai meglio, e spero, con maraviglia di molti; perchè ero tenuto per morto, e così mi credevo. Ò avuto buon medico,[207] ma più credo agli orazioni che alle medicine. Non altro. Per quest'altra ti scriverrò altre cose.[208]
Museo Britannico. Di Roma, (2 di maggio 1549).
CCXX.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Com'io t'ò scritto un'altra volta, così ti raffermo per questa, cioè che voi andiate a vedere il podere di Chianti, di che m'ài scritto, e se è cosa che vi piaccia, lo togliate a ogni modo e non guardate in cinquanta scudi: e così vi do commessione libera, cioè che sendo cosa buona, lo togliate a ogni modo e non guardate in danari: e avisatemi, perchè vi manderò súbito quello che monterà.
Circa il tôr donna, io ti scrissi d'una figluola di Lionardo Ginori, com'io fu' pregato qua da uno amico mio. Tu mi rispondesti, ricordandomi quello di tal cosa ti scrissi l'anno passato. Io te lo scrissi, perchè ò paura delle pompe e delle pazzie che vògliano queste case di famiglia, e perchè tu non avessi a essere stiavo d'una donna. Nondimeno quande la cosa ti piacessi, non àresti a guardare al mio scrivere, perchè de' cittadini di Firenze io ne sono igniorantissimo. Però se ti piace tal parentado, non avere cura a quel ch'i' scrissi, e se non ti piace, none far niente; perchè della donna t'ài a contentar tu: e quando ne sarai contento tu, ne sarò contento anch'io. Rispondi liberamente, che io non ò interesso qua con amico nessuno, perch'io abbi a fare più che per te. Del mal mio crudele che io ò avuto, send'io stato tenuto morto, isto tanto bene, che mi pare esser risucitato. Altro non m'acade. Rispondi quando se' risoluto, e non far mai cosa a stanza di nessuno, che interamente non ti contenti.