Michelagniolo in Roma.

(Di mano di Lionardo.)

Di Roma, addì 7 d'aprile: de' dì primo detto, 1552.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 23 d'aprile 1552.

CCLII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ti scrissi dell'aviso che io avevo avuto di costà, cioè che quel difetto della vista non era vero, e d'altre cose, come intendesti. Ora tu mi rispondi che ne se' certo, ma che se io voglio, che la tôrrai; e io ti dico, che sendo la cosa come mi scrivi, che e' non se ne parli più, e che tu cerchi di tôr donna a ogni modo e non guardare a dota, purchè sia cittadina e buona; e non stare a bada di parenti, che forse non piace loro che tu la tôgga; e ingégniati di trovare una di sorte che non si vergogni, quando bisogni, di rigovernar le scodelle e l'altre cose di casa, aciò che tu non t'abbi a consumare in pompe e in pazzie. Io intendo che in Firenze è gran miseria e massimo ne' nobili; però non guardando a dota, io credo che si possa trovar cosa al proposito: come t'ò scritto altre volte, far conto di fare una limosina. Adì 23 d'aprile 1552.

Michelagniolo in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 24 di giugno 1552.

CCLIII.