Lionardo. — Intendo per la tua come ài ricevuti i cento scudi che io ti ò mandati, e come ài inteso per la mia quello che tu n'ài a fare, cioè a mandarmi dicianove palmi di rascia pagonazza scura, e del resto farne limosine dove e come pare a te, e darmene aviso.
Circa al bambino che tu aspetti, tu mi scrivi che ti parrebbe porgli nome Michelagniolo. Io dico che se così piace a voi, piace anche a me; ma se sarà femina, non so che mi dire. Contentavi[228] voi, e massimo la Cassandra, alla quale mi racomanderai. Altro non m'acade. Circa le limosine di che ti scrivo, fanne poco romore. A dì 9 di febraio 1555.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Di mano di Lionardo.)
1554, addì 16 di febraio: de' dì 9 detto.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 2 di marzo 1555.
CCLXXIV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi la rascia: è molto bella, e a torla qua sarebbe costa molto più e non sare' stata sì bella: del che Urbino te ne ringrazia quanto sa e può.
Circa a quel de' Bardi, mi piace quel che ài fatto e così séguita del resto senza romore. Qua si dice che costà è gran carestia e miseria; però è tempo, il più che l'uomo può, di guadagniare qual cosa per l'anima. Altro non m'acade. Séguita e àvisami. Altro non m'acade.[229] A dì 2 di marzo 1555.