Con questa sarà la risposta di quella di messer Giorgio, e circa la scala della Libreria[235] io gnene do notizia, come per un sogno di quel poco ch'i' mi posso ricordare: e màndoti la lettera sua aperta, acciò che tu la legga e così aperta gniene dia.

Mi piace che stiate bene tu e la Cassandra e 'l putto, ma di Gismondo n'ho gran passione e duolmi assai; ma non sono anch'io senza difetti e con molte brighe e noie, e di più ch'io ho già tenuto Urbino tre mesi nel letto malato e èvvi ancora; che m'è stato d'un gran fastidio e noia: ringraziare Dio d'ogni cosa. Confortalo da mia parte e aiutalo quanto tu puoi. A dì 28 di settembre 1555.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 30 di novembre 1555.

CCLXXXIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io ò per la tua la morte di Gismondo mio fratello[236] e non senza grandissimo dolore. Bisognia aver pazienza: e poi ch'è morto con buon conoscimento e con tutti e' sacramenti che ordina la Chiesa, è da ringraziarne Idio.

Io son qua in molti affanni, e ancora ò Urbino nel letto molto mal condotto; non so che se ne seguirà: io n'ò quel dispiacere che se fussi mio figluolo, perchè è stato meco venticinque anni molto fedelmente; e perchè son vechio, non ò più tempo a fare un altro a mio proposito: però mi duol molto: però se ài costà nessuna persona divota, ti prego facci pregare Idio per la sua sanità.

A dì trenta di novembre 1555.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.