(Di mano di Lionardo.)
Di Roma, 1555, addì 7 di dicembre: de' dì 30 passato.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 4 di dicembre 1555.
CCLXXXIV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Circa alle sustanze che à lasciate Gismondo, di che mi scrivi, io dico che ogni cosa à restare a te. Fa' d'osservare il suo testamento e di fare orazion per l'anima sua, che altro non si gli può fare.
Àvisoti come iersera, a dì tre di dicembre a ore 4 passò di questa vita Francesco detto Urbino,[237] con grandissimo mio affanno; e àmmi lasciato molto aflitto e tribolato, tanto che mi sare' stato più dolce il morir con esso seco, per l'amore che io gli portavo: e non ne meritava manco; perchè s'era fatto un valente uomo, pieno di fede e lealtà; onde a me pare essere ora restato per la morte sua senza vita: e non mi posso dar pace. Però àrei caro di vederti: ma non so come tu ti possa partire di costà per amor della donna. Àvisami se infra un mese o un mese e mezo tu potessi venire insino qua, intendendo sempre con licenzia del Duca. I' ò ditto che 'l tuo venire sie con licenzia del Duca, per bene: ma non credo che bisogni: gòvernala come ti pare, e rispondi. Scrivi se tu puoi venire, e io ti scriverrò quande tu t'àrai a partire, perchè io voglio che prima sia partita di casa la moglie d'Urbino.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 11 di gennaio 1556.