A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti scrissi della settimana passata la morte d'Urbino[238] e com'io ero restato in gran disordine e molto malcontento, e come àrei caro che tu venissi insino qua. E così ti scrivo di nuovo, che quando tu possa acomodar le cose tua costà senza pericolo o danno per un mese, che tu ti metta a ordine per venire. Quando non ti tornassi bene, o che fussi per seguirne danno o per sospetto di strade o per altro, indugia tanto che ti paia tempo da venire; e quando ti par tempo, vieni, perchè i' son vechio e ò caro parlarti inanzi ch'i' muoia. Altro non m'acade. Se altro ti fussi scritto, no' prestar fede se non alle mie lettere. A dì undi(ci) di gennaio 1556.[239]
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 7 di marzo 1556.
CCLXXXVI.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — I' ò per la tua come siate gunti a salvamento, di che n'ò piacere grandissimo, e più stando bene la Cassandra e gli altri. Io qua mi sto nel medesimo termine che mi lasciasti, e del riavere le cose mia ancora non è seguito altro che parole. Starò a veder quello che segue quante potrò.
Dello spender costà dumila scudi, come ti dissi qua, o in casa o in possessione, io son del medesimo parere; però quando trovassi cosa al proposito, dànne aviso.
La moglie d'Urbino mi manda a chiedere sette braccia di panno nero che sia bello e leggieri, e che súbito mi manderà e' danari del costo: però io àrei caro che tu me lo mandassi; e pàgalo: e quel manco che costerà, darai come restàmo: e come acade che io t'abbi a mandar danari, te gli rimetterò nella somma de' cento. Altro non m'acade. Ringrazia la Cassandra e racomandami a lei.
Adì 7 di marzo 1556.