CCLXXXVIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — I' ò avuto il panno, grazia di Dio, e come truovo un mulattier fidato lo manderò alla Cornelia.[240]

Io non t'ò mai risposto della casa che mi scrivesti per compera, perchè ò avuto da pensare a altro. Ora ti dico, che in quello luogo la non mi piace, perchè mi par troppo streto e maninconico: la vorrei in luogo più arioso e aperto: e non guardare in ispesa: e se non casa, possessione: perchè mi vorrei alleggerire qua quant'io posso di quel poco del capita(le) che io ci ò, perchè son molto diminuito, poi che morì Urbino, e ogni ora potrebbe esser la mia, e Dio sa come andassino poi le cose mia: però pensa a quello che io ti scrivo, perchè t'importa asai.

Vorrei e àrei caro mi déssi un poco d'aviso come ài governata la cosa delle limosine e come vi sarebbe ancor da farne, chi potessi. Altro non m'acade. Racomandami a la Cassandra e cerca di vivere el più che puoi, che la roba non resti senza le persone. Adì 25 d'aprile 1556.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 8 di maggio 1556.

CCLXXXIX.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — I' ò con la tua di molte ricevute; io no l'ò volute vedere e òllo avute[241] molto per male, perchè e' par che tu creda che io non mi fidi di te. Io avevo caro sapere in che modo l'avevi distribuite e dove, per sapere in che persone è la povertà, e bastava darmene un po' d'aviso per la lettera.