Tu mi scrivi che la Cassandra non si sente bene; n'ò passione e duolmi assai: però non mancar di cosa nessuna, e se posso far niente, àvisami, e racomandami a lei.

Della casa di che mi scrivi, non mi piace il luogo; meglio è star così, che non se ne contentare. Io ti scrissi che àrei voluto dar luogo a un poco di capital ch'io ò, pe' casi che possono venire, send'io vechio e mal condizionato: io non ò poi voluto tôr porzione per più rispetti che non acade dire.

A dì 8 di maggio 1556.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 31 di maggio 1556.

CCXC.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io non risposi a l'altra tua, perchè non potetti. Ora ti dico circa il podere del Cepperello che quando s'acosti a prezzo ragionevole, che tu lo togga a ogni modo; e ancora dico, che oltre al podere del Cepperello, che tu spenda dumila scudi in quello che pare a te, perchè della casa, se io non truovo cosa al proposito, cioè in luogo aperto e spazioso, io voglio più presto che tu toga una possessione.

Ò avuto una lettera dalla Francesca, per la quale mi prega ch'i' facci una limosina di dieci scudi a un suo confessore per una povera fanciulla che mette nel munistero di Santa Lucia. Io la voglio fare per amor della Francesca; perchè so che se non fussi buona limosina, che non me ne richiederebbe; ma non so come me gli far pagar costà: però vorre' ch'el detto confessore, se avessi qua un amico di chi si potessi fidare, che io gniene darei, quando me ne désse aviso.

Che la Cassandra stia bene, come mi scrivi, n'ò grandissimo piacere. Racomandami a lei, e ingegniatevi di vivere.