Adì ultimo di maggio 1556.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (del giugno 1556).
CCXCI.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ebbi il caratello de' ceci bianchi e rossi e de' pisegli e delle mele. Se non te l'ò scritto prima, non m'è paruto cosa che importi, e perchè lo scrivere m'è di gran noia e fastidio. Altro non mi acade. Attendi a vivere. Io son vechio e malsano: e quando m'acaderà niente di pericolo, te lo farò intendere, se àrò tempo. Se trovassi messer Giorgio[242] digli, che della cosa sua io non lo posso aiutare; che lo farei volentieri, e che io n'ho parlato con messer Salustio,[243] e che m'à risposto averci durato fatica e che non ci vede ordine. Mi pare a me che bisogni farsi a messer Piergiovanni.[244]
Michelangniolo Buonarroti in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 27 di giugno 1556.
CCXCII.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.