Lionardo. — Io ti mando[245] d'oro in oro che tanti n'ò dati qua a messer Francesco Bandini che te gli[246] pagar costà, e la poliza sarà in questa. Pòrtagli a la Francesca che gli dia per quella fanciulla, di che m'à scritto.

Del Cepperello tu ài a pensare, ch'egli è certo che tu desideri di comperare quel podere, e ingegnierassi di farti fare di cento scudi almeno: sì che fa' il me' che tu puoi. Di quello che tu potevi spendere in quel che a te pareva, io te lo scrissi per l'altra. Non acade, non acade[247] altro.

Adì venti 7 di gugno 1556.

Michelangniolo in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 4 di luglio 1556.

CCXCIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io non ti scrissi del trebbiano per la fretta. Io l'ebbi, cioè trentasei fiasci. È il migliore che tu ci abbi mai mandato: io te ne ringrazio, ma duolmi che tu sia entrato in questa spesa e massimamente, perchè, mancati tutti gli amici, e' non ò più a chi ne dare.

Del podere del Cepperello tu à' mostro d'avere troppa voglia; tutto il contraro di quello che io ti dissi qua: basta che la vedova di mala vita ne vuol dare un tesoro: astuzie goffe da farmi correre: pure sia come si vuole: fa' il meglio che tu puoi e to'lo, e avisami come e dove io t'ò a far pagare i denari, co' manco romore che si può. Altro non m'acade. Mi piace che tutti stiate bene: ringraziato sie Dio.

Adì 4 di luglio 1556.