Lionardo. — La tuo' furia mi pèggiora almeno cinquanta scudi d'oro: ma più mi duole che ài fatto più stima d'un pezzo di terra, che delle mie parole. Tu sai quel che io ti dissi; che tu mostrassi che io non lo volevo, e che noi ci facessimo pregar di comperarlo: e tu súbito che fusti costà vi mettesti su i sensali con gran sollecitudine. Ora poi ch'è fatto, fa' di vivere e goderlo.

Ieri ebi una tua, venuta molto in fretta, dove mi scrivi che se' per fare il contratto, e che 'l tutto monta secento cinquanta scudi d'oro in oro,[249] e che io dia detti scudi a messer Francesco Bandini che te li farà pagar costà da' Capponi; e così farò: ma non posso prima che quest'altra settimana, che Bastiano, sendo megliorato, comincierà a uscir fuora e verrà al banco a contargli, perchè non ò altri che mi serva. Altro non m'acade.

Adì primo d'agosto 1556.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 8 d'agosto 1556.

CCXCVI.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Bastiano à cominciato a uscir fuora, e lunedì o martedì verrà a' Bandini a contare i danari, e così ti saranno pagati costà nel modo che tu m'ài scritto. Circa la compera, tu l'ài governata a tuo modo e non a mio; à'mi peggiorato almeno cinquanta scudi. Egli è ben vero che l'amor propio inganna tutti gli omini. Ricòrdati di tuo padre e della morte che fece,[250] e io, Dio grazia, sono ancor vivo. Altro non m'acade.

Adì 8 d'agosto 1556.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.