Archivio Buonarroti. Di Roma, 15 d'agosto 1556.

CCXCVII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Io portai iermatina al banco de' Bandini scudi secento cinquanta d'oro in oro, e in questa sarà la lettera: va' e pàgagli, come se' d'accordo. Tu mi scrivi de' danari ch'i' ti scrissi che tu spendessi a tuo modo: tu sai bene che non si intendeva nel podere del Cepperello, che è cosa vechia, praticata già più di venti anni e già col pensiero era comperato: ma tu l'ài voluta intendere e governare secondo l'appetito tuo. La cosa è fatta. Attendi a vivere e fa' poco romore, e massimo a Settigniano: che non ci manca altro che essere in voce di Settignianesi tu e la donna tua qua e costà. Io non ti scrivo a caso, perchè tu ài un cervello molto contrario al mio. Altro non m'accade. Adì 15 d'agosto 1556.

La lettera di detti scudi sarà[251] sarà in questa.

Michelagniolo Buonarroti in Roma.

Archivio Buonarroti. Di Roma, di settembre 1556.

CCXCVIII.

A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.

Lionardo. — Circa il soddisfare il boto di che mi scrivi, io ti dico che a me non par tempo d'andare attorno: e parmi per ora. Del pore nome Michelagniolo a la creatura che tu aspetti, a me piace, o altro nome, purchè sia di casa: e Giovansimone ancora starebbe bene. Fa' come a te pare, che io ne son contento. Altro non m'acade.