(Sottoscritto) Michelagniolo.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 13 di febbraio 1557.
CCCII.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Venendomi a trovar qua in Roma circa du' anni sono messer Lionardo,[255] uomo del duca di Firenze, mi disse che sua Signoria àrebbe avuto grandissimo piacere ch'i' fussi ritornato in Firenze, e fecemi molte oferte da sua parte. Io gli risposi, che pregavo suo Signoria che mi concedessi tanto tempo che io potessi lasciare la fabrica di Santo Pietro in tal termine, che la non potessi esser mutata con altro disegnio fuori dell'ordine mio. Ò poi seguitato, non avendo inteso altro, in detta Fabrica, e ancora non è a detto termine; e di più m'è agunto che m'è forza fare un modello grande di legniame con la cupola e la lanterna,[256] per lasciarla terminata come à a essere finita del tutto; e di questo son pregato da tutta Roma, massimamente dal Reverendissimo Cardinale di Carpi: in modo che io credo che a far questo mi bisogni star qua non manco d'un anno; e questo tempo prego il Duca che per l'amor di Cristo e di Santo Pietro me lo conceda, acciò ch'io possa tornare a Firenze senza questo stimolo, con animo di non aver a tornar più a Roma. Circa l'esser serrata la Fabrica, questo non è vero, perchè, come si vede, ci lavora pure ancora sessanta uomini fra scarpellini, muratori e manovali, e con speranza di seguitare.
Questa lettera io vorrei che tu la leggiessi al Duca, e pregassi suo Signoria da mia parte, che mi facessi grazia del tempo sopra detto, ch'i' ò di bisognio inanzi ch'i' possa tornare a Firenze; perchè se mi fussi mutato la composizione di detta Fabrica, come l'invidia cerca di fare, sare' come non aver fatto niente insino a ora.[257]
(Di mano di Lionardo.)
Di Roma. Riceuta addì 18 febraio 1556: de' dì 13 istante.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 4 di maggio 1557.