A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti mando costà per messer Francesco Bandini scudi cinquanta d'oro in oro, perchè tu mi mandi otto braccia di rascia nera la più legiera e bella che tu truovi, e dua braccia d'ermisino. Queste cose m'à mandato a chiedere la moglie d'Urbino: però mandamele più presto che puoi, e avisami della spesa; e del resto de' cinquanta scudi che io ti mando, fanne limosine dove ti pare che sie più bisognio. Altro circa questo non mi acade.
Io son vechio, come sai, e ò molti difetti nella persona, in modo che io mi sento poco lontan dalla morte, in modo che questo settembre, se sarò vivo, àrò caro che tu venga insin qua per aconciar le cose mia e nostre: e fa' pregare Idio per me; s'intende s'i' non sono prima costà. In questa sarà la lettera de' danari e una di messer Giorgo Vasari. Dàlla più presto che puoi e racomandami a lui, e avisami d'ogni cosa. Altre volte t'ò scritto, che tu non creda a nessuno che parli di me, se tu non vedi mia lettere.
Per farmi tornar costà, forse per ricuperare l'onore della sua partita di qua, dico di Bastiano da San Gimigniano, à ditto costà molte bugìe, forse a buon fine. A dì 4 di maggio 1557.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(D'altra mano.)
D. (Donato) Capponi di grazia fàtela dar bene.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 16 di giugno 1557.
CCCIV.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.