Lionardo. — Io ò ricevuto la rascia e l'ermisino: come truovo chi la porti, la manderò, e súbito mi manderà i danari.[258] Del resto de' danari m'aviserai, quando n'àrai fatto quello che io ti scrissi.
Circa l'esser mio, sto male della persona, cioè con tutti i mali che sogliono avere i vechi; della pietra, che non posso orinare; del fianco, della schiena, in modo che spesso non posso salir la scala; e peggio è, perchè son pieno di passione; perchè lasciando le comodità ch'io ò qui a' mia mali, non ò a viver tre dì: e non vorrei perder per questo la grazia del Duca, nè vorrei mancar qua alla fabrica di Santo Pietro, nè mancare a me stesso. Prego Dio che m'aiuti e mi consigli; e se mi venisse male, cioè febre di pericolo, súbito manderei per te. Ma non ci pensare e non ti mettere a venire, se non ài mia lettere che tu venga.
Racomandami a messer Giorgio, che mi può giovare asai se vuole, perchè so che il Duca gli vuol bene.
A dì sedici di gugnio 1557.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Raccolta già Bustelli. Di Roma, 1 di luglio 1557.
CCCV.[259]
Lionardo. — Io vorrei più presto la morte che essere in disgrazia del Duca. Io in tutte le mie cose m'ingegno d'andare in verità, e se io ho tardato di venir costà come ho promesso, io ho sempre inteso con questa condizione di non partire di qua, se prima non conduco la fabbrica di San Pietro a termine che la non possa esser guasta nè mutata della mia composizione, e di non dare occasione di ritornarvi a rubare come solevano e come ancora aspettano i ladri: e questa diligenzia ò sempre usata e uso, perchè come molti credono e io ancora, esservi stato messo da Dio. Ma 'l venire al detto termine di detta fabbrica non m'è ancora, per esser mancati i danari e gli uomini, riuscito. Io perchè son vechio e non avendo a lasciare altro di me, non l'ò voluta abbandonare, e perchè servo per l'amor di Dio e in lui ho tutta la mia speranza.[260] Acciò che 'l Duca sappia la cagion del mio ritardare, la scrivo in questa con un po' di disegnio dell'errore, acciò ne dia notizia al Duca messer Giorgio.
A dì primo di luglio 1557.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.[261]