Museo Britannico. Di Roma, (25 di giugno 1558).
CCCIX.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — I' ò avuto il trebbiano, e non senza vergognia e passione, perchè senza assaggiarlo n'ò presentato, credendo che fussi buono. Dipoi n'ò avuto il mal grado: quando bene e' fussi stato, no' lo avevi a mandare, perchè non son tempi da ciò. Attendi a vivere e non pensare a me; che quando m'acadessi cosa alcuna, te lo farei intendere. Io non t'ò risposto a più tuo' lettere, perchè lo scrivere m'è gran fastidio e noia, e perchè ò 'l capo a altro; e non importando, l'ò trascurato: e così farò per l'avenire.
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, 2 di luglio (1558).
CCCX.
A Lionardo di Buonarroto Simoni in Firenze.
Lionardo. — Io ti scrissi della ricievuta del trebbiano e come senza assaggiarlo prima, ne presentai parechi fiaschi, credendo che fussi come l'altro, che m'ài più volte mandato; ond'io n'ò avuto vergognia e passione. Se tu lo togliesti costà buono, è forza che 'l mulattiere abbi fatto qualche ribalderia per la via. Però non mi mandar più niente, se io non te ne richiego, perchè ogni cosa mi fa noia. Bada a vivere e governarti el meglio che puoi, e non pensare di qua a' casi; e quando m'acadessi più una cosa che un'altra, io te lo farò intendere.
A dì 2 di luglio.