E a dì venti tre di detto, dètti a Baccio di Puccione tre grossoni, e' quali avea spesi in aguti per conficare certe caprette e certi scabegli per sedere e per far ponti per detta opera: e comperogli da Lorenzo da Monte Aguto lanciaio.
E detto dì dètti a Baccio di Puccione lire sei per sei opere m'à aiutato insino a dì detto, per mettere marmi nella Sagrestia, e per fare le dette capre e scabegli, che sono 4 e 4 gli scabegli.
E a dì venti 3 ebi dallo Spina ducati dieci per ispendere in detta opera e tenere conto.
E a dì ventisette di detto per un castagni (sic) di braccia otto per una lieva per mettere e' marmi in Sagrestia, venti tre soldi da quegli di Capello da San Tomaso. Portò Baccio di Puccione.
E a' medesimi ò pagato questo medesimo dì detto per braccia trenta di corrente di faggio per le capre sopra ditte, soldi venti cinque. Portò detto Baccio.
E per braccia dua d'asse di quarto da' medesimi per medesmo conto, soldi otto.
E per braccia dieci di piane d'abeto, ventitre soldi e un quatrino.
E per braccia quatro e mezzo d'asse di mezzo, soldi trenta per le dette capre. Portò Baccio di Puccione, da que' di Capello a San Tomaso.
A dì venti 9 di luglio 1524 rende' al Piloto[541] dieci grossoni che ave' pagati a un fabro che sta nella Via de' Servi per dua regoli di ferro d'un braccio e mezo l'uno: m'avea fatti per li scarpellini di San Lorenzo.
E a dì 3 d'agosto per una fune che fu libre 4, trenta quatrini e mezo, da Lorenzo da Monte Aguto. Andàmo Meo delle Corte e io per essa, per legar la sega per segare un pezo di marmo a San Lorenzo.