[269.] Dice così.

[270.] Michelangelo per svista, o per difetto di memoria, ha segnato il dì 8 di febbraio: mentre dal ricordo del Nipote si rileva che veramente la lettera fu scritta il 18 di quel mese.

[271.] Con strumento del 5 di giugno 1501 il cardinale Francesco Piccolomini, che poi fu papa Pio III, aveva allogato a Michelangelo quindici statue di marmo di Carrara per ornamento d'una sua cappella nel Duomo di Siena. A' 15 settembre del 1504 fu confermato il detto contratto da Jacopo ed Andrea Piccolomini, fratelli ed eredi del detto Papa, e poi ratificato agli 11 di ottobre del medesimo anno da loro e da Michelangelo con strumento rogato da ser Donato Ciampelli. Questo strumento fu pubblicato da Domenico Manni nelle Addizioni alle Vite di Michelangiolo Buonarroti e Pietro Tacca: Firenze, per il Viviani, 1774, in-4º.

[272.] Francesco Bandini Piccolomini, il quale, dopochè Siena cadde in potere degli Spagnuoli e di Cosimo de' Medici, s'era riparato a Roma, e quivi poi morto; protestando di non voler più ritornare alla sua sede, se prima la patria non fosse stata restituita alla libertà.

[273.] Così dice per svista, invece di 12.

[274.] Averardo Serristori.

[275.] Con questa finiscono le lettere di Michelangelo al Nipote che sono pervenute fino a noi. Dal 28 di dicembre del 1563, fino al 18 di febbraio del 1564, che fu l'ultimo della sua vita, non se ne trova neppure una scritta a Lionardo; il che non pare possibile: onde bisogna credere che sieno andate smarrite.

[276.] Trovasi nella Filza 68, a c. 316, del Carteggio privato de' Medici innanzi il principato.

[277.] Pubblicata la prima volta da Michelangelo Gualandi nelle Memorie originali di Belle Arti, Serie terza, pag. 112, e di nuovo nella Nuova Raccolta di lettere pittoriche, vol. I, pag. 18, e ripubblicata nel Prospetto cronologico della Vita di Michelangelo nell'edizione del Vasari fatta dal Le Monnier, vol. XII, pag. 339, e finalmente nella edizione delle Rime e Lettere di Michelangelo Buonarroti fatta da Enrico Guglielmo Saltini in Firenze nel 1858, coi tipi del Barbèra, in-24º.

[278.] Raffaello Riario. Vedi quel che è stato detto intorno a lui, ed a' lavori commessi a Michelangelo, nella [nota] a pag. 3 di questa Raccolta.