[279.] Paolo di Pandolfo fiorentino, morto nel 1509.

[280.] Baldassarre del Milanese che aveva venduto al cardinale di San Giorgio il Cupido dormiente di Michelangelo per cosa antica, e del prezzo cavatone truffato lo scultore. Vedi quel che di questo fatto parlano il Condivi ed il Vasari. Il Cupido passò poi nelle mani del duca Valentino, e poi in quelle della marchesa Isabella Gonzaga di Mantova. Oggi non si sa dove sia andato.

[281.] Mercante fiorentino nel banco di Iacopo Gallo romano, ed amicissimo del Buonarroti.

[282.] La lettera apparisce di fuori essere indirizzata al pittore Alessandro Botticelli, ma veramente è scritta a Lorenzo di Pier Francesco de' Medici. Poteva essere allora di un qualche pericolo il mostrare di scrivere apertamente ad uomo che apparteneva ad una famiglia, della quale era Piero, figliuolo di Lorenzo il Magnifico, stato da poco tempo cacciato da Firenze.

[283.] Lettera importantissima, perchè aggiunge qualche altro particolare intorno al fatto della fuga di Michelangelo da Roma, narrato più o meno largamente da tutti i suoi Biografi.

[284.] Gli azzurri richiesti da Michelangelo a frate Iacopo, è certo che dovevano servire per la pittura della vôlta della Sistina, e perciò la lettera deve essere del maggio 1508. Essa fu pubblicata per la prima volta da Gio. Batt. Uccelli nella sua operetta: Il Convento di San Giusto alle Mura e i Gesuati. Firenze, 1865.

E qui parmi opportuno di avvertire che la massima parte delle lettere scritte da Michelangelo a varii, mancano, per essere in bozza, di qualunque indicazione di data; e quella che io ho cercato di assegnare a loro, è stata per lo più desunta dalle lettere indirizzate al Buonarroti, o da' riscontri de' fatti accennati in quelle.

[285.] Credo che questo Baldassarre sia figliuolo di Giampaolo di Cagione, e fratello di Bartolommeo detto il Mancino da Torano, il quale aveva venduto il 18 di novembre 1516 a Michelangelo in Carrara varii pezzi di marmo bianco della cava del Polvaccio. E di questa vendita e del prezzo pagato al detto Bartolommeo esiste nell'Archivio Buonarroti di mano di Michelangelo un contratto del 18 di novembre 1516, fatto alla presenza di maestro Domenico Fancelli, scultore fiorentino, e di Stefano di Gio. Batt. Guerrazzi suo discepolo. Mancando ogni indicazione di tempo o di luogo, è assai difficile il determinare la data di questa lettera. È per mera congettura che le si è assegnato l'anno 1512, sapendosi che Michelangelo, finita la pittura della vôlta della Sistina, riprese a lavorare nella sepoltura di papa Giulio, per la quale dovevano certamente servire i marmi che maestro Baldassarre di Cagione aveva promesso di condurgli a Roma.

[286.] Il modello della facciata di San Lorenzo che Michelangelo aveva dato a fare a Baccio d'Agnolo.

[287.] Cioè, Francesco di Gio., scarpellino da Settignano, detto La Grassa.