[415.] Era stato gravemente ammalato in casa degli Strozzi, e già era corsa voce che egli fosse morto.
[416.] Rontini, medico.
[417.] Mercanti fiorentini nel Banco degli Strozzi in Roma.
[418.] Questa stessa fu pubblicata dal Gaye, Carteggio inedito, ec., vol. II, da una copia di mano di messer Luigi del Riccio, che è tra i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.
[419.] Dall'autografo delle Poesie, sotto il madrigale: S'è ver come che dopo il corpo viva.
[420.] Giannotti, il quale fece tre sonetti in morte di Cecchino Bracci, che sono stampati nella edizione delle sue Opere politiche e letterarie, fatta in Firenze da L. F. Polidori, coi tipi del Le Monnier nel 1850. De' tre, quello che a Michelangelo pareva il più bello, come pare anche a noi, è il sonetto che comincia: Messer Luigi mio, di noi che fia.
[421.] Pubblicata anche questa dal Gaye, Op. cit., traendola da una copia di mano di Luigi del Riccio, che è tra i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.
[422.] Dall'autografo delle Poesie, sotto il madrigale che comincia: Non può per morte già chi qui mi serra. Questo madrigale o epitaffio fu fatto con molti altri dal Buonarroti per Cecchino di Zanobi Bracci, fiorentino, giovanetto bellissimo, grandemente amato dal Del Riccio suo parente e da Michelangelo, e morto di sedici anni in Roma l'otto di gennaio 1545. Volle il Del Riccio fargli un deposito di marmo, e Michelangelo a sua preghiera ne diede il disegno. I madrigali in lode del Bracci si leggono nella bellissima edizione di tutte le Poesie del Buonarroti, fatta, secondo gli autografi, in Firenze nel 1863, dal mio carissimo amico e collega cav. Cesare Guasti. In questa lettera il Buonarroti spiega il concetto del madrigale suddetto.
[423.] Sotto la poesia: Dal Ciel fu la beltà mia diva e 'ntera.
[424.] Lunghezza chiamavasi una villa posseduta dagli Strozzi nelle vicinanze di Roma.