A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.
Buonarroto. — Io intesi per l'ultima tua come la Terra stava in gran pericolo; onde n'ò avuta gran passione. Ora s'è detto di nuovo che la Casa de' Medici è entrata in Firenze[103] e che ogni cosa è aconcia: per la qual cosa credo che sia cessato il pericolo, cioè degli Spagnuoli, e non credo che e' bisogni più partirsi; però statevi in pace, e non vi fate amici nè familiari di nessuno, se non di Dio; e non parlate di nessuno nè bene nè male, perchè non si sa el fine delle cose: attendete solo a' casi vostri.
E' quaranta ducati che Lodovico à levati da Santa Maria Nuova, io vi scrissi l'altro dì una lettera che in casi di pericoli della vita voi ne spendessi non che quaranta, ma tutti: ma da questo in fuora, io non v'ò dato licenza che voi gli tochiate. Io v'aviso che io non ò un grosso e sono si può dire scalzo e gnudo e non posso avere el mio resto, se io non ò finita l'opera: e patisco grandissimi disagi e fatiche. Però quando voi ancora soportassi qualche disagio, non vi incresca, e i' mentre che voi potete aiutare de' vostri danari, non mi togliete e' mia, salvo che in casi di pericoli, come è detto. E pure quando avessi qualche grandissimo bisognio, vi prego che prima me lo scriviate, se vi piace. Io sarò costà presto. Non mancherà a modo nessuno, che io non facci l'Ognisanti costà, se a Dio piacerà.
A dì 18 di settembre.
Michelagniolo scultore in Roma.
(Dietro, di mano di Buonarroto.)
1512; da Roma, a dì 23 di settembre: de' dì 18 detto.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (30 di luglio 1513).
XCII.[104]
A Buonarroto di Lodovico Simoni in Firenze.